Trekking

Il Trekking

Percorrere sentieri ove gli uomini-raccoglitori divenuti primi pastori transumavano le prime arcaiche greggi appena addomesticate. Sensazioni di sapore antico e passeggiate  di forte intensità che stimolano a rinnovare un atavico patto con la natura e invitano a meditare  e vivere nella  giusta misura l’energia che la natura generosamente dona.

 

Il Trekking Cinofilo.

Passeggiare nella natura per rivivere attraverso un trekking cinofilo, il primo magico incontro tra  homo-sapiens e lupo mutatosi in cane, per rinnovare un patto antico di amicizia e collaborazione tra due specie diverse. Godendo entrambi di una passeggiata, oggi purtroppo rara, si rafforza e rinnova la complicità secolare di profonda empatia. Avvolti in un ambiente naturale incontaminato dall’antropomorfizzazione esagerata operata dall’uomo moderno, ammaliati dal canto del soffiare del vento tra gole montuose e vallate, dalla voce del bosco che discorre con l’acqua e con la fauna selvatica, si riassaporano sensazioni perdute  nelle città.  Un trekking cinofilo  per vedere ciò che hanno visto le antiche genti: ripercorrere sentieri, storia, cultura; le grotte ove si viveva nel Paleolitico, tracciati degli antichi Sabini, passaggi Etruschi e Romani per commerciare raccontati dagli antichi testi Latini, valichi delle invasioni dei Barbari  e dei Mori, paesi e rocche antiche, rovine di castelli ove armigeri e damigelle medioevali si incontravano, passi dove si spostavano briganti e trafficanti, alture conosciute dai partigiani o molto più semplicemente posti  pieni di energia della natura.

Il trekking ha sua una storia. Questa parola oggi è usata come sinonimo di “escursionismo”.

Trekking (da trek) è una parola di origine inglese che ha diversi significati:  deriva da un termine boero (lingua dei coloni olandesi del Sudafrica), trekken  significa tirare, riferendosi ai viaggi con carri trainati da buoi oppure mezzi disagevoli.

L’origine va ricercata nei viaggi migratori che i coloni olandesi intrapresero in Sudafrica tra il 1835 e il 1843, fra molte difficoltà sociali e politiche, economiche, problemi con le autorità coloniali britanniche e conflitti con gli Xhosa, un gruppo etnico Sudafricano. Queste migrazioni di genti, che videro  lo spostamento di oltre 10.000 coloni, è considerato fondamentale nella storia sudafricana e vengono ricordati con l’espressione di “Groot Trek”, in lingua olandese tradotto alla lettera vuol dire “grande trainatore e/o viaggiatore”.

Trek e trekking sono termini diffusissimi e  le interpretazioni variano, anche a seconda del Paese in cui vengono utilizzati: possono per esempio riferirsi a un viaggio lento e faticoso, in zone impervie con o senza animali da soma (asini o cavalli, con carri o carrozze) oppure possono indicare un viaggio escursionistico in zone di misto interesse, dal montagnoso al collinare, dal marino all’agro pianoro, dall’archeologico al naturalistico scientifico. Il termine può anche essere utilizzato col significato di viaggio avventuroso.

Trekking può essere una passeggiata (walking) o escursione giornaliera (day hiking).  Fare un trek può voler dire intraprendere un viaggio di più giorni, a piedi, a cavallo o su animali da soma. Il tragitto può essere iniziato e finito nello stesso punto di partenza ritornando sui propri passi o in alternativa completando un giro a cerchio, o può completarsi con arrivo in un diverso posto.  In breve possiamo genericamente definirlo come escursionismo su percorsi naturali, agevoli o meno, ma comunque sicuri, da farsi a piedi, eventualmente se ha una durata di più giorni, pernottando in tenda o in rifugi.

In genere il trekking è inteso più come percorso a piedi ma vi sono anche di quelli organizzati di simili con l’ausilio di mezzi quali l’impiego di animali come cavalli o asini, di cani, di mountain bike o  moto da cross.

Il trekking estremo

Da musher deriva il termine mushing che contraddistingue l’attività di effettuare escursioni con cani da slitta. Attualmente la forma di mushing che trova più risonanza mediatica è la corsa con i cani da slitta, ma il mushing può essere praticato anche in forma non organizzata e non competitiva, come semplice attività ricreativa all’aria aperta. La variante del termine “mushing” è il termine “sleddog” (dall’inglese “sled” – slitta e “dog” – cane ).

Il musher è il conducente di una muta di cani da slitta. L’origine del nome deriva al fatto che, per far avanzare gli animali, il musher utilizza il termine inglese mush (avanti, in italiano).

Esempio di trek estremo nella storia, è la cosiddetta “febbre dell’oro”. Cani robusti venivano impiegati per tirare le slitte sui terreni impervi e innevati in Alaska.

Accompagnavano anche i cercatori d’oro, sia per proteggerli da eventuali ladri, che da allarme da aggressioni e difesa da animali selvatici, come lupi o grizzly. Venivano impiegati anche per trasportare piccola attrezzatura per la ricerca del prezioso materiale

Molte mute di cani trainavano il materiale che in altro modo non poteva essere trasportato.

In alcuni casi i cani trainavano addirittura sui binari del treno.

I Nativi Americani impiegavano i cani per il traino leggero, prima della comparsa del cavallo introdotto dagli spagnoli nel 1492. Erano impiegati con gran rispetto e venivano ringraziati per l’aiuto da loro fornito. Nella loro cosmologia, era anche un animale totem tenuto in gran conto, al pari del lupo, in veste di cane selvatico. Gli animali vengono considerati dai Nativi Americani come degli antenati mitici e secondo le leggende, sono loro che aiutano gli umani nella vita, procurandogli il fuoco, il cibo, ecc. E’ attraverso ciò, che avvertiamo il  profondo rispetto verso la fauna e la natura del pianeta che li circondava. Gli animali intervenivano nelle visioni degli uomini come consiglieri e da quel momento diventavano gli spiriti protettori di quella persona, infondendole le loro doti: forza, saggezza, agilità, ecc. Ogni uomo è legato a nove animali, che lo accompagnano sul suo cammino e dai quali egli ottiene le proprie capacità naturali ed il suo talento. Ogni uno di essi insegna la saggezza  delle nove direzioni. Il cane è il guardiano dei luoghi segreti e il custode della conoscenza ancestrale. Il suo cuore è colmo di compassione e riesce a sorvolare su molte debolezze dell’uomo. Da lui possiamo imparare ad appropriarci di questa qualità e apprendere come esaminare con regolarità la nostra lealtà verso noi stessi e verso  gli altri.

Gli Inuit ancora oggi effettuano spostamenti trinati da cani e seguono le renne in transumanza.

La storia di Balto

 

Dedicata all’indomabile spirito dei cani da slitta che trasportarono sul ghiaccio accidentato, attraverso acque pericolose e tormente artiche l’antitossina per seicento miglia da Nenana per il sollievo della ferita Nome nell’inverno del 1925. Resistenza – Fedeltà – Intelligenza »

(Testo riportato sotto la statua di Balto)

Balto (1919 – Cleveland14 marzo 1933) era un mezzosangue: per genitori aveva un lupo e un Siberian Husky ed era di proprietà del norvegese Leonhard Seppala, vincitore di tutte le più grandi corse di cani da slitta.

Il 19 gennaio 1925 scoppiò a Nome, in Alaska, una violenta epidemia di difterite, senza che ci fosse l’antitossina necessaria per curare tutti i nuovi casi (la scorta, era finita l’estate precedente e le nuove unità non giunsero a Juneau a causa della chiusura del porto per ghiaccio). Il primo caso di difterite si ebbe con un bambino inuit di due anni. Morì la mattina seguente e da lì molti altri casi. L’epidemia divenne più grave. Nome fu messa in quarantena e fu ordinato urgentemente un milione di unità di antitossina. La scorta più vicina si trovava a quasi mille chilometri da Nome. Il maltempo non permetteva agli aerei di alzarsi in volo e gli iceberg non permettevano alle navi di attraccare.

In soluzione al problema si scelse di usare il metodo che usualmente era utilizzato per trasportare la posta: i cani da slitta. Venne organizzata una staffetta di venti mute di cani da slitta che si assunsero il compito di trasportare l’antitossina da Nenana a Nome, distanti 600 miglia. Partì una prima squadra che fece 52 miglia e una seconda fresca prese l’antitossina e così a seguire, si percorsero 31 miglia, poi 28 miglia, poi trovò un’altra  che fece 26 miglia fino a raggiungere la successiva, che incontrò quella fresca dopo 34 miglia. Le successive fecero 24 miglia, poi 30 miglia, poi sempre con 30, 28, 24, 30, 36 miglia. L’indiano Koyokuk con 40, una successiva muta 34, poi 40 miglia. Fu poi il turno di Leonhard Seppala, il guidatore più abile dell’Alaska che con il suo cane Togo, (padrone anche di Balto), il più veloce della zona, fece 91 miglia da solo, anche se ne avrebbe dovuto fare molte di più (150) se coraggiosamente non avesse tagliato attraverso la pianura Norton, dove il ghiaccio era particolarmente sottile

 

 

Leonhard Seppala con Togo

Continuò poi un’altra muta con 25 miglia e qui fu la volta di un altro musher che trasportò l’antitossina per le restanti 53 miglia con Balto l’altro cane di Leonhard Seppala, che il proprietario considerava buono solo per portare la posta per brevi tratti: Balto, che arrivò in città il 2 febbraio 1925. L’antitossina aveva percorso 674 miglia in circa 127 ore e mezzo (poco più di cinque giorni) con una temperatura media di 40 gradi sotto zero (arrivò infatti congelata), i normali corrieri lo facevano in 25 giorni.

Balto in capo muta

Balto con l’ultimo musher guidante la muta di cani che consegnò l’antidoto a destinazione

Balto, essendo il cane che completò la corsa a Nome, divenne così famoso e onorato con un cortometraggio girato nello stesso anno (Balto’s race to Nome, 1925, 30′ circa) e con una statua nel Central Park di New York(1927.

Cieco, sordo e artritico Balto arrivo’ all’età di 14 anni, morendo il 14 marzo del 1933.

Il corpo di Balto fu imbalsamato e si trova nel Museo di Storia Naturale a Cleveland.; il corpo imbalsamato di Togo è invece nel Museo di Storia Naturale di Wasilla in Alaska.

Per commemorare la storica impresa del cane Balto, ogni anno viene organizzata una corsa estrema con cani trainanti slitte. Nel 1973 si iniziò a disputare la corsa chiamata Idìtarod (che si svolge regolarmente ogni anno ad aprile) per celebrare questa spedizione.

Il trekking solitamente non può essere estremo: è costituito sul concetto che deve essere stimolatore di approccio con la natura, attivatore di una memoria perduta o sopita dei sensi. Deve far ritrovare e rivivere sensazioni stimolate da suoni e melodie oscurate dai rumori di una nuova civiltà completa di antropomorfizzazione esagerata, rieducandoci a percepire anche lievi voci di animali, odori di piante, fiori, profumi della stessa aria, coadiuvandoci a rivalutare sapori di cibi tipici dimenticati, aiutandoci a comprendere la civiltà di luoghi diversi, trasformando il viandante in esploratore.

Un trekking diventa un modo per confrontarsi con la natura, tuffandosi in essa rivalutandola, avviene un fenomeno di rigenerazione interiore e si rinnova un antico patto di reciproco rispetto.

I percorsi, gestiti dagli enti locali, sono ben segnalati, con indicazioni che avvertono sempre del grado di difficoltà, della lunghezza e della presumibile durata; segnalano inoltre rifugi e punti per l’approvigionamento di acqua come fontanili e/o sorgenti. Il trekking estremo è per esperti con eventuali brevetti specifici e con guide accompagnatrici che si accertano delle reali capacità dei partecipanti; il passaggio dal trekking sicuro a quello estremo è graduale e preparandone di inediti, non si deve inserire mai passaggi difficili e pericolosi in percorsi tutto sommato facili.