Le Mutazioni, Cani Fossili

LE MUTAZIONI: ANCOR  PRIMA  DEI  CANIDI  SELVATICI  E DEI  LUPI

18 agosto 2015

Dalle analisi condotte  sui fossili degli “avi” degli amici a 4 zampe, è emerso come abbiano sviluppato denti e zampe adatte a correre in un ambiente modificato dal cambiamento climatico: originariamente infatti assomigliavano a delle manguste.

 

L’evoluzione dei cani è stata influenzata dai cambiamenti climatici, la trasformazione degli ambienti in cui vivevano gli avi dei moderni cani li ha spinti a evolvere zampe adatte a correre. A testimoniarlo è l’analisi dei fossili, fatta dai ricercatori guidati da Borja Figueirido dell’universita’ americana Brown e pubblicata su Nature Communications, degli ultimi 40 milioni di anni. Numerosi reperti fossili hanno dimostrato che i progenitori dei moderni cani vivevano nell’attuale Nord America circa 40 milioni di anni fa. Erano animali molto differenti da quelli attuali, somigliavano infatti più’ a delle manguste, vivevano in un ambiente caldo e ricco di foreste e le loro zampe non erano adatte alla corsa bensì a ‘perlustrare’ il territorio. La diminuzione globale delle temperature portò però a un cambiamento del loro habitat, che divenne più freddo e con sempre meno alberi, fino alla nascita di grandi praterie. Una trasformazione che andò a selezionare la nascita di nuove caratteristiche fisiche, più adatte al nuovo ambiente. Analizzando i fossili di 40 milioni di anni fa i ricercatori hanno evidenziato come il cambiamento climatico abbia guidato la trasformazione della struttura degli arti e dei denti dei primi cani. Da animali adatti agli ambienti boscosi si trasformarono gradualmente in animali più rapidi e agili, capaci di correre a lungo come fanno i moderni lupi, in grado di inseguire per giorni i grandi caribù. Lo studio dimostra quindi come l’evoluzione di questi predatori non fu semplicemente un adattamento di ‘rincorsa’ alle prede (come si ritiene ad esempio nel caso di ghepardi e gazzelle) ma un forte ‘motore’ fu il cambio delle temperature e quindi dell’habitat.

 

Scheletro fossile di cane di circa 8500 anni fa (credit: Del Baston)

Osservazioni e controversie scientifiche

Sono stati confrontati i genomi nucleari completi di tre recenti razze di lupo provenienti da aree diverse, Medio Oriente, Asia Orientale ed Europa, due razze antiche di cane ed il boxer attuale. Dalle analisi è emerso che nessuna popolazione di questi lupi, pur essendo quelle  che rappresentavano i tre possibili antichi centri di domesticazione, era geneticamente vicina ai cani domestici.

Tutti i lupi formavano un gruppo, i cani un altro. Gli studiosi hanno allora ipotizzato che all’origine, sia esistito un antico ceppo di lupi ora estinto. I biologi hanno studiato il DNA mitocondriale di dieci animali antichi, principalmente europei, simili ai lupi e otto simili al cane.

Confrontando le analisi con gli attuali genomi di 77 cani domestici, 49 lupi attuali e 4 coyotes, i ricercatori hanno determinato che i cani attuali sono geneticamente affini agli antichi lupi o ai cani europei, ma non presentano alcuna affinità con i lupi odierni, sia europei che di altre parti del mondo.

La conclusione è che il gruppo da cui discendono i cani attuali comprendeva antichi lupi europei, ora estinti. Secondo Wayne l’addomesticamento dei lupi predatori è probabilmente avvenuto tra gli antichi gruppi di cacciatori-raccoglitori che si spostavano per l’Europa, piuttosto che all’interno di comunità agricole stanziali. Altre specie animali, vivendo a contatto con i primitivi agricoltori, furono addomesticati da questi, ma questo poteva risultare molto difficile per un predatore aggressivo come il lupo. E’ più probabile che i lupi abbiano seguito gruppi di cacciatori-raccoglitori, magari cibandosi di scarti abbandonati durante i pasti, e abbiano familiarizzato poi con questi umani, così afferma Wayne. L’idea di lupi a seguito di cacciatori-raccoglitori aiuta anche a spiegare l’eventuale divergenza genetica che ha portato alla comparsa dei cani. Seguendo i modelli migratori di questi gruppi umani primitivi, questi lupi avrebbero perduto la territorialità e avrebbero anche avuto meno probabilità di riprodursi con i lupi residenti. Wayne  trova una conferma di questa ipotesi in una popolazione migratoria attuale di lupi del Nord America che segue i caribù verso le zone subpolari, percorrendo migliaia di chilometri. Quando questi lupi tornano dalla tundra alla foresta boreale durante l’inverno, non si riproducono con i lupi residenti che non migrano. Questo è un modello che potrebbe avere avuto seguito nel passato nella fase di domesticazione e nella divergenza riproduttiva dei primi cani dai lupi selvatici. Wayne ritiene che i nuovi dati genetici siano esplicativi, ma ritiene importanti anche i continui studi e-o conferme di ulteriori analisi delle sequenze genetiche che riguardano direttamente il nucleo della cellula. Compito impegnativo, perché il DNA nucleare dei resti fossili tende a degradarsi. secondo lo studioso, la ricerca  non è finita. La discussione sulla domesticazione del cane, se sia collegata allo sviluppo dell’agricoltura, e quindi risalga a meno di 10.000 anni fa, o si sia verificata molto prima, è ancora aperta. Con la loro ricerca, Wayne e i suoi colleghi ritengono che si possa ragionevolmente supporre che la definitiva domesticazione sia avvenuta intorno ai 35.000 anni fa, come da sepolture umane ritrovate.

 

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