Domesticazione

Incisioni rupestri del Sahara

E’ stato il primo innesco al processo di avvicinamento al lupo poi trasformatosi in cane. Processo attraverso cui una specie animale o vegetale viene resa domestica, cioè dipendente dalla convivenza e dal controllo dell’uomo.  Per molte specie, la domesticazione ha comportato notevoli mutamenti nel comportamento,  nel ciclo biologico ( l’intera sequenza delle fasi dello sviluppo di un organismo, dalla cellula fecondata, lo zigote, alla produzione delle cellule sessuali,  i gameti,  e alla riproduzione), nella fisiologia (studio scientifico delle funzioni vitali degli organismi viventi, animali e vegetali, in condizioni normali), nella morfologia  (studio della forma e della struttura degli organismi viventi e delle loro parti). E’ la trasformazione di singoli individui da una specie selvatica, ad un “animale domestico”.

La parola indica lo stato in cui si trovano gli animali e le piante quando l’intervento umano condiziona e regola anche la riproduzione. Si indicano come domestiche quelle specie di animali, che vivendo permanentemente con l’uomo, gli forniscono lavoro e prodotti utili e dagli stessi ed in cambio sono accuditi e protetti. Nella domesticazione, i risultati della selezione  sono regolati e moltiplicati con criteri di chi li alleva o coltiva. All’attività riproduttiva e alla coltivazione controllata, l’uomo si dedicò a partire dalla fine del Paleolitico e gli inizi del Neolitico  (10000-7000 a. C.), operando il passaggio da una vita di sussistenza come cacciatore-raccoglitore a produttore di cibo con le prime attività agricole e l’allevamento di animali.

Incisioni rupestri bacino del Mediterraneo

Gli indizi della domesticazione, si rintracciano nel Vicino Oriente (frumento, orzo, ovini e caprini) nella cosiddetta “mezzaluna fertile”, da cui agricoltura e allevamento si diffusero in Europa. Tra 5000 e 3000 anni a. C., la domesticazione fu sperimentata indipendentemente in altri centri di diffusione dove vennero sfruttate specie vegetali ed animali autoctone: Cina settentrionale e meridionale (riso, soia, suini), Asia sud-orientale, Mesoamerica e America andina (mais, patate, lama), Africa sudanese (miglio e sorgo).

Storia

Il primo animale la cui trasformazione per la domesticazione è iniziata 135.000 anni fa  sembra essere il lupo che con delle lente mutazioni inizia a trasformarsi in cane. Abbiamo resti di numerose tracce archeologiche di 35.000 anni a.C. presso le popolazioni di cacciatori-raccoglitori, in diverse località: Europa settentrionale e qualche migliaio di anni dopo in Asia nord-orientale. Le tracce fossili in questione  testimoniano la definitiva mutazione  da lupo a cane

Incisione rupestre in canada ad opera degli scandinavi 3000 anni fa

Vi è una precoce testimonianza dell’addomesticamento delle api, in forma di pitture  murali, datate attorno al 13000 a. C. I successivi, capra, pecora, maiale, furono addomesticati intorno al 10000-8000 a.C., indipendentemente nel Levante ed in Asia. Recenti scavi a Cipro indicano l’addomesticamento di un tipo di gatto circa nel 7500 a.C. La prima prova di addomesticamento del cavallo,  probabilmente nella Russia settentrionale, si ha circa nel 4000 a.C. Specie locali equivalenti e specie più piccole furono addomesticate dal 2500 a.C. I processi di domesticazione e la distribuzione delle specie domestiche furono entrambi radicalmente influenzati dallo stabilirsi di un contatto regolare tra l’Emisfero Orientale e Occidentale seguendo per esempio i viaggi di Cristoforo Colombo.

Località di supposto primo addomesticamento di alcune specie: Cane, in varie località; Capra e Pecora, Asia e Medio Oriente; Maiale, Cina; Mucca, India, Medio Oriente, Africa Subsahariana; Pollo, Zone sud asiatiche; Cavallo, Kazakistan; Asino, Egitto; Bufalo d’acqua, Cina; Ape, Sud-Est asiatico; Gatto, Egitto o Cipro; Lama, Alpaca e Porcellino d’India, Perù; Baco da seta, Cina; Cammello, Asia Centrale; Dromedario, Arabia; Furetto, Europa; Tacchino, Messico; Coniglio e Volpe, Europa; Criceto, Stati Uniti; Cervo, Nuova Zelanda

Incisioni  rupestri, Libia, Sahara, Acacus

Descrizione

Gli scopi per i quali l’uomo addomestica una specie possono essere estremamente vari. Alcuni animali sono stati storicamente addomesticati per essere usati come mezzo di trasporto di persone o cose (cavalloasinodromedarioelefante, cane); altri per essere usati come cibo (allevamento); altri per ricavarne materiali pregiati (per esempio la lana dalle pecore o la seta dai bachi); altri semplicemente per compagnia (alcuni cani antichi di piccola taglia venivano messi sotto le vesti ed usati come borsa di acqua calda).

Nella maggior parte dei casi, la domesticazione di una specie persegue più di uno scopo; un esempio fra tutti è quello del cane, in origine aiutante nella caccia e nella protezione della casa e nelle battaglie, in seguito usato come animale da compagnia, ma anche con moltissimi scopi specifici (si pensi ai cani da tartuficani antidroga e ai cani guida per ciechi, cani da soccorso, cani in servizio di polizia, cani per la pet therapy).

Strettamente unito all’addomesticamento, è l’addestramento, come controllo da parte dell’uomo. Il significato più specifico di addestrare un animale è  “fare qualcosa su richiesta dell’umano”, e non è legato necessariamente all’abitudine  o alla convivenza dell’animale con l’uomo.

TEORIA SUI MODI E I PROCESSI COINVOLTI

C’è un dibattito tra la comunità scientifica su come funzioni il processo di addomesticamento. Alcuni ricercatori danno credito alla selezione naturale, dove mutazioni al di fuori del controllo umano rendono alcuni membri di una specie più compatibili con le coltivazioni umane o con la vita domestica. Altri hanno mostrato che una selezione artificiale controllata attentamente è responsabile di molti cambiamenti collettivi e molto veloci, associati con l’addomesticamento. Queste categorie non sono mutuamente esclusive e sembra che la selezione naturale e quella artificiale abbiano entrambe giocato un ruolo nel processo di addomesticamento nel corso della storia umana.

L’esempio del cane ha condotto alcuni a pensare che le mutazioni possano essere state la base per altri processi di addomesticamento. Alcuni ritengono che sarebbe stata una mutazione a rendere i lupi meno guardinghi nei confronti degli uomini. Questo avrebbe loro permesso di cominciare a seguire gli uomini per ricercare il cibo nei loro rifiuti. Probabilmente si sviluppò una relazione di tipo simbiotico tra gli uomini e questa popolazione di lupi.

I lupi beneficiarono dei resti di cibo degli uomini e gli uomini trovarono che i lupi potevano avvisarli di nemici che si avvicinavano, aiutarli nella caccia, fornire calore o aumentare la loro scorta di cibo. Evolvendosi la relazione, gli uomini cominciarono a crescere i lupi e generare i tipi di cane che oggi conosciamo.

Tuttavia, alcuni ricercatori sostengono l’idea che sia la selezione artificiale, meglio delle mutazioni o della selezione naturale, a spiegare meglio il funzionamento del processo di addomesticamento. Alcuni degli esempi meglio conosciuti in favore della selezione artificiale vengono dagli esperimenti svolti dallo scienziato russo Dmitri Belyaev negli anni cinquanta. Il suo team spese molti anni a selezionare la volpe rossa, scegliendo solo gli individui che mostravano meno paura verso gli uomini.

Alla fine, la squadra di Belyaev scelse solo quegli individui che mostravano il comportamento più positivo verso gli uomini. Ottenne, così, una popolazione di volpi il cui comportamento e aspetto erano cambiati in modo significativo. Queste volpi non mostravano più paura degli uomini e spesso scuotevano le loro code e leccavano i loro allevatori umani per mostrare loro affetto.

Nonostante il successo di questo esperimento, è chiaro che una selezione artificiale non sempre porta a un addomesticamento. Tentativi di addomesticare vari tipi di animali selvatici sono sempre falliti. La zebra ne è un esempio. Il processo storico di addomesticamento degli animali selvatici non può essere spiegato in pieno con un solo principio. La combinazione della selezione naturale e artificiale ha giocato un ruolo nell’addomesticamento delle varie specie venute a stretto contatto con l’uomo durante i millenni.

Incisioni rupestri in Val Camonica

Addomesticamento degli animali

Secondo il fisiologo Jared Diamond, le specie animali devono possedere i seguenti requisiti per poter essere addomesticate:

Dieta flessibile : Creature che riescono a digerire una grande quantità di fonti di cibo e possono vivere con poco cibo sono meno dispendiose da tenere in cattività. La maggior parte dei carnivori mangia solo carne, che richiede di utilizzare molti erbivori per la sua alimentazione.

Tasso di crescita ragionevolmente veloce: Il raggiungimento della maturità veloce se comparato con la vita umana permette interventi di selezione e rende gli animali utili con un accettabile durata di raggiungimento dell’età adulta. Grandi animali come gli elefanti richiedono molti anni prima di raggiungere una dimensione accettabile.

Possibilità di essere allevati in cattività: Le creature che sono riluttanti a riprodursi in cattività non producono prole e la loro presenza è limitata alla cattura in natura. Creature come il panda e il ghepardo difficilmente si riproducono in cattività.

Buon carattere: Le grandi creature che sono aggressive verso l’uomo sono pericolose da tenere in cattività. Il bufalo africano ha un comportamento imprevedibile ed è altamente pericoloso per l’uomo.

Temperamento che renda difficile il panico: Una creatura nervosa è difficile da mantenere in cattività dal momento che tenterà di fuggire se spaventata. La gazzella è molto agile e può compiere ampi balzi che le permettono di scappare da un recinto.

Gerarchia sociale modificabile: Le creature sociali che riconoscono una gerarchia di dominanza possono essere allevate in modo da riconoscere l’uomo come loro leader.

Strategia di difesa sociale: Alcune specie animali, se attaccate adottano strategie di fuga per dispersione altre di raggruppamento. Nel primo caso ciascun animale fugge in una direzione differente (è il caso della zebra o del cervo) in modo da costringere i predatori a seguire singoli individui. Altri si raggruppano in mandrie che mettono al centro di un cerchio i membri più deboli (i piccoli) e nel cerchio esterno gli adulti a difesa (bufalo e alcuni ovini). L’istinto di appartenenza a una mandria quindi aiuta nell’addomesticare gli animali: non solo se si doma un soggetto (in genere il membro dominante) gli altri seguiranno, ma è più facile e conveniente spronare un’intera mandria in una certa direzione che tentare di andare a catturare i singoli membri dispersi di un branco.

Gradi di addomesticamento

Il confine tra la popolazione degli elefanti selvatica e domestica, per esempio è vago. Ciò è dovuto alla loro lenta crescita. Simili problemi di definizione si trovano, ad esempio, quando i gatti domestici diventano selvatici. Un sistema di classificazione che possa aiutare a risolvere questa confusione può essere questo, presentato secondo un grado di addomesticamento crescente:

Selvatico: Queste specie hanno tutto il ciclo di vita al di fuori di un intervento umano deliberato.

Allevato allo zoo o in un Giardino botanico: Queste specie sono nutrite e talvolta nate sotto il controllo dell’uomo, ma restano un gruppo essenzialmente indistinguibile come aspetto e comportamento dalla loro controparte selvatica. (Occorre notare che gli zoo e i giardini botanici talvolta esibiscono animali e piante addomesticati o rinselvatichiti come cammellidingo, cavalli mustang, e alcune orchidee.)

Allevato commercialmente: Queste specie sono allevate in gran numero per produrre cibo o materie prime, o per il commercio di animali domestici, ma come gruppo non sono sostanzialmente diversi dalla controparte selvatica per l’aspetto o il comportamento. Esempi includono lo struzzo, il cervo, gli alligatori, il grillo, l’ostrica da perla e il pitone reale. (Talvolta si indicano queste specie come “parzialmente addomesticate”.)

Addomesticato: Queste specie o varietà sono nate e cresciute sotto il controllo dell’uomo per molte generazioni e sono sostanzialmente modificate come gruppo per l’aspetto ed il comportamento. Esempi includono i cani, la pecora, la mucca, le gallinecavie e i topi da laboratorio.

Questo sistema di classificazione non tiene conto di varie complicazioni: organismi geneticamente modificati, popolazioni rinselvatichite, e l’ibridazione. Molte specie che sono allevate sono adesso geneticamente modificate. Ciò crea una categoria unica poiché altera gli organismi come gruppo, ma in un modo diverso dal tradizionale addomesticamento. Gli organismi rinselvatichiti sono membri di una popolazione che una volta cresceva sotto il controllo dell’uomo, ma ora vive e si riproduce al di fuori del controllo dell’uomo. Esempi includono mustangs, i mufloni sardi e corsi e probabilmente il dingo Australiano. Gli ibridi possono essere selvatici, addomesticati, o entrambi: una ligre è un ibrido di due animali selvatici, un mulo è un ibrido di due animali domestici, e un bufalo è un incrocio tra un animale domestico e uno selvatico.

Esiste una grande differenza tra un animale domato e un animale domestico. Il termine “domestico” si riferisce ad un’intera specie o varietà mentre il termine “domato” può riferirsi a un solo individuo in una specie o varietà. L’uomo ha domato molte migliaia di animali che non sono mai stati davvero addomesticati. Sono inclusi l’elefante, la giraffa, e l’orso. C’è un dibattito se alcune specie sono state addomesticate o solo domate. Alcuni affermano che l’elefante è stato addomesticato, mentre altri pensano che il gatto non lo sia mai stato. Una linea di demarcazione è se un individuo nato da parenti selvatici ha un comportamento diverso da uno nato da genitori addomesticati. Per esempio un cane è certamente domestico perché anche un lupo (geneticamente l’origine di tutti i cani) allevato da cucciolo sarebbe molto diverso da un cane.

Il cane risulta essere stato addomesticato ben 135.000 anni fa, secondo gli studi del ricercatore Robert Wayne e non “solo” 35.000 o 14.000 anni fa come spesso erroneamente viene riportato anche su autorevoli testi. Tutti i cani sono discendenti dal lupo e questa teoria è confermata dalle moderne indagini sulle sequenze di DNA.

Limiti dell’addomesticamento

Nonostante il grande entusiasmo sui rivoluzionari avanzamenti dell’agricoltura, poche piante e probabilmente ancora meno animali sono stati addomesticati. Mentre il processo continua con le piante (vari tipi di bacche, ad esempio), esso sembra essere cessato con gli animali. Molti animali “addomesticati” dopo il coniglio (1500 d.C. circa) sono in realtà esperimenti di addomesticazione, che ancora non hanno dato luogo a reali differenze (tramite selezione artificiale di determinate caratteristiche “utili”) rispetto alle forme selvatiche, solo nel caso della volpe argentata siberiana, nel corso del Novecento, si è riusciti ad ottenere una popolazione domestica sostanzialmente differente rispetto a quella selvatica sia nella forma che nel comportamento. Inoltre alcune popolazioni di animali (elefante, ghepardo) sono facilmente addomesticabili individualmente, ma non si prestano ad un reale processo di addomesticamento tramite selezione artificiale e allevamento in cattività, poiché possono riprodursi solo allo stato brado. Nel caso dell’Elefante si ricorreva alla liberazione e ricattura, oppure si impediva agli animali domestici di riprodursi legandoli nella stagione degli amori (quando i maschi diventano estremamente aggressivi, talvolta anche contro il loro padrone).

Le specie domestiche, quando vengono selezionate per il comportamento mite, la compagnia o come ornamento invece che per la sopravvivenza, possono ammalarsi facilmente: molte sottospecie di meli o di mucche, ad esempio, rischiano l’estinzione; e molti cani con un grande pedigree sembrano portati per problemi genetici.

Un effetto collaterale dell’addomesticamento sono le malattie. Ad esempio, la mucca ha trasmesso all’umanità varie malattie tra cui poxviridaemorbillo, e tubercolosi; i maiali hanno portato l’influenza; e i cavalli i rinovirus. Gli uomini condividono circa sessanta malattie con i cani. Anche molti parassiti hanno la loro origine negli animali domestici.

METAMORFOSI GRADUALE. L’ipotesi, formulata nel 1907 dallo scienziato britannico Francis Galton, non teneva tuttavia conto del fatto che la domesticazione è un processo che richiede centinaia, se non migliaia di anni. Nonostante le cure, quei cuccioli di lupo crescendo si sarebbero inevitabilmente riaffermati nella loro natura. Come nacque allora il legame speciale tra uomo e cane?

INIZIATIVA OPPOSTA. Gli esperti sembrano oggi prevalere per l’ipotesi dell’auto-domesticazione. I primi uomini lasciavano pile di carcasse di ossa animali al limitare dei loro insediamenti: un bottino che doveva certo far gola ai lupi più audaci, capaci di avvicinarsi all’uomo senza timore.

IL PRIMO CONTATTO. Questi esemplari, ben nutriti, vissero più a lungo e generarono più cuccioli. Di generazione in generazione, il coraggio divenne un tratto evolutivo di successo, che spinse alcuni lupi ad arrivare a mangiare dalla mano dell’uomo. Fu a quel punto che iniziammo una fase più attiva della domesticazione: i lupi più conosciuti vennero integrati negli insediamenti umani e usati come guardiani, compagni di caccia, pastori.

OSSA CHE PARLANO. Uno studio dell’Università di Aberdeen (Scozia)condotto in collaborazione con musei, università e collezioni private di tutto il mondo ha permesso di comparare centinaia di antichi scheletri di lupi e cani, rivelando nelle ossa canine alcuni indizi della avvenuta domesticazione. Per esempio, l’appiattimento delle punte delle vertebre dorsali dei cani, che suggerisce che gli animali portassero carichi sul loro dorso. O ancora, la mancanza di coppie di molari nella mascella inferiore, forse legata all’uso di briglie con cani-lupo con compiti di traino.

CHI TROVA UN AMICO… Questa forma di aiuto risultò cruciale per la sopravvivenza dei nostri antenati. E il legame con i cani non fece che rafforzarsi ulteriormente. Uno studio giapponese pubblicato proprio in questi giorni su Science rivela l’arma definitiva che i cani utilizzarono per fare breccia nei cuori umani: l’ossitocina.

Eterna amicizia: scheletri umano e canino ritrovati in una casa di 12 mila anni fa, in Israele.  THE UPPER GALILEE MUSEUM OF PREHISTORY

Uno sguardo  che parla. Secondo Takefumi Kikusui, etologo dell’Università di Azabu a Sagamihara, Giappone, i cani sarebbero riusciti a fare proprio un meccanismo tipico del legame tra madri e figli: quello per cui, fissandosi negli occhi, si stimola la reciproca produzione di ossitocina, un ormone che rafforza la reciproca fiducia ed empatia e aiuta a capirsi anche in assenza di una comunicazione verbale. Questa capacità avrebbe aiutato i cani a legare con gli esseri umani, e sarebbe uno dei motivi che ci spinge a definirli ancora oggi parte integrante della famiglia.

E la storia della domesticazione dei cani, concludono gli scienziati, rivela molto più della semplice origine di questi animali: narra il quadro più complesso dell’origine della civiltà umana e dell’intelligenza sociale.