Cultura Cinofila

Come può l’uomo capire la vita se non ne fa parte? Deve imparare a vivere nel cuore di un coyote. Non è un gesto poetico immaginare ciò che il lupo o la civetta sentono; lo stregone deve dirigere la sua coscienza nell’animale  e comprendersi  come uccello, coyote e così via. Praticamente deve vedere con gli occhi del coyote, udire con le sue orecchie e pensare con la sua mente.

Rolling Thunder

Uomo Medicina del Nevada

 

Se parli con gli animali essi parleranno con te e vi conoscerete l’uno con gli altri. Se non parli con loro non potrai conoscerli e ciò che non si conosce fa paura. Quando qualcosa fa paura, l’uomo la distrugge. Capo Don George

          

Oggi si parla molto di cinofilia e di etologia, ma nessuno cita gli autori e le loro opere che sono i fondamentali pilastri su cui si basa poi la scienza odierna e di cui si nutre e cresce la nostra esperienza diretta addestrativa. La divulgazione dei loro studi ha messo a nostra disposizione le loro geniali intuizioni. Diffondere cultura cinofila significa portare a conoscenza a comprensione di tutti, quelle nozioni finora rimaste relegate  in alcuni ambienti scientifici e soprattutto saper appassionare. Scoprire nuovi aspetti mai trattati o trattati in modi inediti, con seminari, incontri specifici, ricerche settoriali di gruppo, mostre itineranti, permette non al privato di avvicinarsi all’ambito cinofilo, ma è quest’ultimo che si accosta d’iniziativa all’umano aprendo nuove curiosità cognitive. Aiutare persone e cani  ad affiatarsi guidandoli a comunicare tra loro, permette di imparare i reciproci linguaggi, nel quotidiano, nel sociale, nello sport. Attraverso l’assimilazione corretta della cultura e dell’addestramento, si innesca il miglioramento del dialogo tra cane e conduttore.

L’uomo nel corso della sua evoluzione civile, si eresse a signore delle altre creature del mondo animale. Non contento di un tale predominio, cominciò a porre un abisso fra loro e il proprio essere. Disconobbe ad esse la ragione e si attribuì un’anima immortale, appellandosi ad un altra origine divina che gli consentiva di spezzare i suoi legami col mondo animale.  Sigmund Freud

 

Se per anima intendiamo la parte incorporea dell’essere, sede della sensibilità, del giudizio e della volontà, fonte dei pensieri, dei desideri e delle passioni, ebbene sì, gli animali hanno un’anima.

Se per anima intendiamo il coraggio, i sentimenti nobili, gli istinti generosi di un essere considerato dal punto di vista morale, ebbene sì, gli animali hanno un’anima.

Se per anima intendiamo un’entità immateriale, ma pur tuttavia sottile e sostanziale, che si separa dal corpo nel momento della morte; se per anima s’intende una copia conforme dell’essere, che riproduce fedelmente ciò che egli fu nella sua vita e che gli consente di  continuare a vivere in un altro mondo, ebbene sì, gli animali hanno un’anima.         Jean Prieur

Bisogna essere coscienti dell’ambiente innaturale in cui sono costretti a vivere oggi gli animali, comprendere le difficoltà di adattamento a vivere i ritmi umani, avviando una umana immedesimazione alle necessità canine con l’approccio allo studio delle loro primarie necessità, del comportamentale, delle pressioni ambientali e sociali. Essenziale è guidare alla comprensione di cosa vuol dire vivere in branco misto umano-cane. Non bisogna sottovalutare i diversi ecosistemi, ma studiarli e divulgarne conoscenza, in quanto elementi di valorizzazione e sviluppo del rapporto uomo-cane, e nell’attività motoria, e nello sport, e nelle implicazioni sociali.

 

LE ORIGINI

In ogni cane, anche il più piccolo e trasformato dall’allevamento, pulsa il cuore del lupo.  Desmond Morris

Essenziale si rivelano gli studi sul progenitore selvatico, il lupo, per comprendere, accettare, gestire il nostro compagno cane. Interpretare il comportamento con una lettura non antropomorfa ma cinomorfa, significa conoscerne le profonde radici che affondano non di meno che nella storia del pianeta terra. Affascinanti aspetti a 360° che hanno ragion di essere in biologia, etologia, zoologia e nelle scienze tutte. Michelangelo Bisconti in un suo libro intitolato  “Le culture degli altri animali”, dà una definizione bellissima, di grande intensità che invita alla riflessione: “La cultura è memoria, comunicazione, creatività”. Il cane e le sue radici in veste di lupo, ne conferma il messaggio con le sue mutazioni.  Attraverso una serie di seminari miranti a confrontare i passaggi evolutivi dai primordi ad oggi, si tenta di far affacciare il pubblico a nuove e inedite panoramiche di conoscenza poco trattate dalla cinofilia ma fortemente connesse alla vita dei nostri cani. 

Accostarsi alla cinofilia  significa far propria la nozione che il cane è il discendente di un “predatore alfa” e di cui geneticamente ne ha acquisito i geni del comportamento e dell’aspetto. Significa anche indirettamente imparare a conoscere il suo predecessore,  rispettarlo e tutelarne il suo habitat, non immaginandolo come una sua proprietà esclusiva ma come un complesso equilibrio ecologico a disposizione di tutti gli esseri viventi. Troppo pochi sono a conoscenza che Zimen, Mech, e Boitani, hanno convissuto vicino al lupo italiano sugli Appennini centrali, studiandolo e facendolo apprezzare come un tesoro del tutto nostrano.  

“ Nella nostra cultura, nessun altro animale provoca simultaneamente paura e terrore da un lato e attrazione ed ammirazione dall’altro. Nessun animale è così altruisticamente amato come il lupo addomesticato, il cane, e nessuno è così spietatamente perseguitato come il vero lupo”.

                            Erik Zimen

                            The wolf. His place in the natural world.

 

 

Erik Zimen (1941-2003) è uno scienziato comportamentale svedese. Si è specializzato nel comportamento di lupi e cani, svolgendo le sue ricerche nelle foreste bavaresi e in Abruzzo, in Italia. È meglio conosciuto per il suo libro The Wolf . Zimen iniziò la sua inchiesta sulla genetica del comportamento del lupo in una ex stazione forestale nel nord della Germania, dove originariamente intendeva studiare la progenie ottenuta dall’incrocio di lupi e barboncini. Ben presto abbandonò il progetto “” puwo “” e si concentrò sul confronto tra il comportamento del lupo e del barboncino, per osservare gli effetti genetici dell’addomesticamento. Per questo studio, nella foresta bavarese, prese cuccioli  subito dopo la nascita per evitare che acquisissero comportamenti appresi dalle loro madri (imprinting neonatale). Teneva la specie in recinti separati, sebbene il primo adottato, un cucciolo di lupo femmina, fosse cresciuto nel soggiorno di Zimen. Si affezionò strettamente a lui fino a quando, qualche tempo dopo aver raggiunto la maturità sessuale, si rivoltò contro di lui in modo così violento che dovette interrompere i suoi contatti. Questo è comune, ha scoperto Zimen, tra i lupi dominanti di entrambi i sessi, ma soprattutto le femmine e gli aspiranti proprietari di lupi dovrebbero fare attenzione non sottovalutando la questione. Tra i lupi, riferisce Zimen, le battaglie dominanti erano più feroci tra le femmine. Contrariamente alle conclusioni di altri osservatori, egli commenta l’assenza di ordine di rango tra i cuccioli,  sebbene i rapporti di dominanza basati sulle dimensioni emergano durante l’alimentazione. I cuccioli di barboncino, invece, mostrano più ordine di rango; mostrano anche maggiori discrepanze tra i maschi e le femmine. Tra i lupi adulti, Zimen conclude che le relazioni di dominanza sono complesse e delicate. Il mitico leader autocratico non esiste; tutti i membri del branco contribuiscono al processo decisionale, sebbene non nella stessa misura. Zimen mette in discussione alcune delle asserzioni di Lorenz sulle espressioni di aggressione e paura dei lupi; esamina il funzionamento del “gene egoista” nei rapporti di branco e nell’allevamento dei cuccioli; considera l’ecologia del lupo e il suo effetto sulla preda e sull’ambiente; e in un resoconto del suo lavoro su un censimento del lupo in Italia, esamina il comportamento umano verso i lupi e l’influenza delle popolazioni umane sul comportamento dei lupi. Un rapporto approfondito, intelligente, costantemente leggibile, a volte provocatorio, molte miglia avanti rispetto al ritratto romantico che ha recentemente prevalso.

“Condividendo la vita di questo branco, che ho avuto l’estremo privilegio di conoscere per più di 10 anni, spero di poter aiutare altre persone a vedere il lupo per  quello che è: una delle specie più magnifiche, superbamente adattato per affrontare il suo duro ambiente, e altamente meritevole di essere da noi compreso ed accolto”.     

Dave Mech

in “The artic wolf”

Dave Mech (1937) è un esperto di lupo americano, un ricercatore accreditato per il Dip. degli Int. della US Geological Survey dal 1973 e professore all’Università del Minnesota a St. Paul.

Ha studiato lupi dal 1958 in luoghi come Minnesota , Ellesmere Island , Canada , Italia , Alaska , Yellowstone National Park e Isle Royale .

Mech è il fondatore del Centro Internazionale Wolf , nel suo Consiglio di Amministrazione è Vicepresidente. Il progetto per creare la struttura, che ha iniziato nel 1985, è stato una conseguenza naturale della sua ricerca sul lupo e la sua ambizione di educare le persone sulla natura dei lupi con lo studio, sostenendo di poter arrivare a rispettare questa creatura attraverso la comprensione.

 

Il lupo teme l’uomo per dei buoni motivi. L’uomo teme il lupo

per incomprensione.

John Theberge

 

Shaun Ellis (1967) è un ricercatore britannico divenuto famoso nel suo campo per aver vissuto un certo periodo di tempo assieme ad un branco di lupi ed aver adottato una cucciolata di lupi americani abbandonati. E’ il fondatore della compagnia Wolf Pack Management ed è attualmente impegnato in progetti di conservazione in Polonia e nel parco di Yellowstone negli Stati Uniti. Ha lavorato con i lupi sin dal 1990, e prima di tali progetti ha partecipato ad una serie di studi sulla volpe rossa nel Regno Unito e sul coyote in Canada.

Come fondatore del Wolf Pack Management al parco di Combe Martin Wildlife in North Devon, ha lavorato con un branco di 17 lupi semi-addomesticati; nel 2005 ha invece vissuto per circa 18 mesi all’interno del parco assieme a tre cuccioli di lupo: YanaTamaska e Matsi, educandoli alla vita selvatica e diventando il loro maschio alpha. Nell’autobiografia The Man Who Lives with Wolves lo stesso Ellis afferma di aver vissuto altri due anni assieme ad un nuovo branco di lupi, questa volta mai entrati dapprima in contatto con l’uomo, in una foresta dell’Idaho, imparando a comunicare con essi attraverso suoni ed odori. Il progetto principale di Ellis è quello di reintrodurre il lupo come animale selvatico in Inghilterra, e di spingere ad utilizzare metodi innocui per allontanare il lupo dalle città e campagne in Polonia e negli Stati Uniti.

 

 

                            

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